A cura di Cele Agos
Gino e Pina la ristorazione che non tradisce l'identità
Uno dei ristoranti storici a gestione familiare che valorizza la memoria e rispetta la sapienza. La capacità di un locale di superare le mode passeggere, le crisi economiche e i ricambi generazionali, che ha trasformato il semplice "atto di nutrirsi" in un'esperienza culturale ed emotiva permanente.
Nel cuore della terra delle streghe, Gino e Pina il ristorante delle stagioni.
Da sempre, famosa per essere la città delle streghe, Benevento vanta un fascino particolare per la sua storia, le sue leggende e per una cucina semplice e tradizionale. Da queste parti l’arte culinaria sostenibile può contare su alleati di eccezione: la natura e le stagioni, il mantra del ristorante Gino e Pina. Da ottant’anni, nel suo menù, si legge la storia di piatti che uniscono identità e filosofia trasmessi da un team che fanno di questo posto non solo luogo di ristoro ma un salotto dell’ospitalità.
Ogni ricetta segue il ritmo delle stagioni, privilegiando ingredienti a chilometro zero, a sostegno dell'economia locale.
Un approccio che vuole esaltare la freschezza e la qualità di ciò che finisce in tavola. A cominciare dalla tradizionale zuppa di cardone alla beneventana, i bombardini castagne e pecorino del Sannio, salsiccia rossa Igp di Castelpoto sotto un letto di provola in forno a legna e portate di pesce, tra lasagnette di mare, e polpette di spigola al pomodorino. Poi la delizia del pan di spagna alla crema stregata, pere della costiera e ricotta locale, con l’immancabile babà. Da Gino e Pina, inoltre, la cantina diventa il tempio. Pregiati vini locali che celebrano un territorio vocato a vigneti, terra di Falanghina, Aglianico, Coda di Volpe, identità di un popolo che ha saputo sancire la perfetta unione tra la cucina e la cultura enologica del cuore del Sannio.
Tra pendici, che vestono la “Dormiente del Sannio”, il suggestivo skyline disegnato dal monte del Taburno con Camposauro, che evoca una dama coricata, si estendono vigneti all’ombra della mitologia. Per Gino e Pina il loro ristorante si regge sul legame perfetto tra semplicità e ospitalità, e far sì che il cliente possa vivere un’esperienza da custodire e rinnovare. A pochi passi si può ammirare il Teatro Romano, per poi salire verso l’Arco di Traiano, la Piazza Santa Sofia con l’omonima abbazia, patrimonio dell’Unescu e incantarsi dalla maestosità della Rocca dei Rettori, a guardia della quale la statua del condottiero romano Traiano, che dopo la vittoria ottenuta su Pirro e i suoi alleati sanniti modificò il nomee della città da Maleventum, in Beneventum.
Nel cuore della terra delle streghe, Gino e Pina il ristorante delle stagioni.
Da sempre, famosa per essere la città delle streghe, Benevento vanta un fascino particolare per la sua storia, le sue leggende e per una cucina semplice e tradizionale. Da queste parti l’arte culinaria sostenibile può contare su alleati di eccezione: la natura e le stagioni, il mantra del ristorante Gino e Pina. Da ottant’anni, nel suo menù, si legge la storia di piatti che uniscono identità e filosofia trasmessi da un team che fanno di questo posto non solo luogo di ristoro ma un salotto dell’ospitalità.
Ogni ricetta segue il ritmo delle stagioni, privilegiando ingredienti a chilometro zero, a sostegno dell'economia locale.
Un approccio che vuole esaltare la freschezza e la qualità di ciò che finisce in tavola. A cominciare dalla tradizionale zuppa di cardone alla beneventana, i bombardini castagne e pecorino del Sannio, salsiccia rossa Igp di Castelpoto sotto un letto di provola in forno a legna e portate di pesce, tra lasagnette di mare, e polpette di spigola al pomodorino. Poi la delizia del pan di spagna alla crema stregata, pere della costiera e ricotta locale, con l’immancabile babà. Da Gino e Pina, inoltre, la cantina diventa il tempio. Pregiati vini locali che celebrano un territorio vocato a vigneti, terra di Falanghina, Aglianico, Coda di Volpe, identità di un popolo che ha saputo sancire la perfetta unione tra la cucina e la cultura enologica del cuore del Sannio.
Tra pendici, che vestono la “Dormiente del Sannio”, il suggestivo skyline disegnato dal monte del Taburno con Camposauro, che evoca una dama coricata, si estendono vigneti all’ombra della mitologia. Per Gino e Pina il loro ristorante si regge sul legame perfetto tra semplicità e ospitalità, e far sì che il cliente possa vivere un’esperienza da custodire e rinnovare. A pochi passi si può ammirare il Teatro Romano, per poi salire verso l’Arco di Traiano, la Piazza Santa Sofia con l’omonima abbazia, patrimonio dell’Unescu e incantarsi dalla maestosità della Rocca dei Rettori, a guardia della quale la statua del condottiero romano Traiano, che dopo la vittoria ottenuta su Pirro e i suoi alleati sanniti modificò il nomee della città da Maleventum, in Beneventum.